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Cambiamenti climatici: percezione del rischio e consapevolezza grazie all’esperienza diretta

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Un recente studio congiunto delle Università di Cardiff e di Nottingham pubblicato su Nature Climate Change permette di capire meglio come viene percepito il rischio climatico da parte della popolazione: la base dei dati è costituita da un sondaggio svolto in Gran Bretagna, riferito in particolare alle inondazioni.

Per chi si occupa di rischi naturali e tecnologici, la logica della “percezione del rischio” da parte delle persone ad esso esposte è primaria sia nelle fasi di prevenzione che di protezione del rischio: tradotto in una logica climatica, questo significa che una corretta percezione del rischio nei cittadini permette una loro corretta attuazione di politiche –anche personali- di mitigazione, e li rende più favorevoli all’investimento delle risorse della società in attività di adattamento (a protezione dei concittadini direttamente esposti).

Ritornando allo studio, da qui emerge che -come è logico immaginarsi- chi ha sperimentato in prima persona gli eventi climatici estremi ha raggiunto una reale consapevolezza circa gli effetti dei cambiamenti climatici, e ha interiorizzato una effettiva disponibilità a modificare i propri comportamenti individuali per limitare i propri impatti climatici e limitare così le dinamiche climatiche in atto.

La psicologa Alexa Spence, che ha firmato lo studio, spiega che molte persone tendono a considerare gli effetti degli sconvolgimenti in corso nel clima terrestre come una tematica distante, che interessa altri popoli e altri luoghi.

Le esperienze dirette possono però far mutare completamente atteggiamenti e posizioni: secondo il sondaggio chi ha assistito a un’inondazione nel territorio in cui vive –in particolare- manifesta preoccupazione e percepisce un senso di vulnerabilità personale prima sconosciuto.

Anche se le cause possono essere dovute a circostanze particolari e circoscritte, le persone che sono state coinvolte in questi eventi tendono a cercare una spiegazione globale e si dichiarano disponibili a ridurre i propri consumi di energie, ritenendo che i comportamenti consapevoli di ciascuno possano essere realmente efficaci.

Il detto “capir non lo può chi non lo prova” è l’ottima sintesi dell’approccio umano, che costruisce la propria percezione delle cose sulla base di una esperienza diretta: una sorta di “pedagogia esperienziale” muove quindi l’uomo nella sua concettualizzazione del rischio e conseguentemente nella sua azione.

Già anche su questo sito abbiamo parlato più volte della “pedagogia della catastrofe”, una teoria secondo cui –speriamo di no!- l’uomo potrà prendere vera coscienza circa gli esiti del riscaldamento climatico solo dopo averne sperimentato direttamente gli effetti.

L’azione di informazione sui rischi climatici, che anche noi ci sforziamo di fare tramite i nostri canali web, è proprio un tentativo di “consapevolizzazione” che va in questa direzione.

 

Paolo Viganò, Ph.D. – Presidente e Responsabile Scientifico di Rete Clima®

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