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Golfo del Messico: la cupola ha fallito

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La marea nera nel Golfo del Messico si preannuncia come un disastro ambientale senza precedenti.

Tanto grande che è difficile anche rendersi conto delle dimensioni, e qui cercheremo di aiutare nella loro comprensione. 

E se la portata del rilascio già notevole, appare inevitabilmente destinata ad amplificarsi ulteriormente, senza limite all’orizzonte: infatti, fallito il tentativo di contenere la perdita, non sono all’orizzonte soluzioni idonee per un suo contenimento se non riprovare con il posizionamento della cupola stessa o scavare un pozzo a fianco dell’attuale, per intercettarne il rilascio.

A dire il vero i tecnici della BP sono riusciti a piazzare la cupola sabato scorso sul luogo di rilascio del petrolio che zampilla dal fondale, ma hanno dovuto spostarla perchè la sommità si era riempita di idrati di metano ghiacciati: il ghiaccio bloccava il flusso del petrolio verso il collo dell’ “imbuto” (il progetto prevedeva di assicurare al collo un tubo in grado di portare il petrolio ad una nave cisterna) e minacciava di sollevare la cupola dal fondale.

Venendo ad oggi, il Governo americano dice di non conoscere l’entità del rilascio: ma fonti non ufficiali (qui su SkyTruth espressione di un’organizzazione ambientalista americana no profit) sostengono che ne vengano rilasciati circa 26.500 al giorno.<

Utilizzando dati ufficiali (le foto satellitari e le mappe che la Guardia Costiera americana ricava dal sorvolo dell’area) Skytruth identifica questo numero altissimo, che porta la marea nera del Golfo del Messico ad aver superato il rilascio della Exxon Valdez già dal primo maggio (ricordiamo che SkyTruth è stato il primo a contestare le cifre ufficiali fornite subito dopo il disastro, sulla base delle immagini satellitari: e allora si parlava “solo” di mille barili al giorno riversati in mare).

Sul blog si legge che la stima di 26.500 barili al giorno potrebbe anche essere un dato inferiore alla realtà: tale valutazione si basa -infatti- sull’estensione dell’area tuttora coperta dal petrolio, che tuttavia è minore rispetto a quanto dovrebbe dato che nei giorni scorsi è stata aggredita senza sosta nel tentativo di ridurne le dimensioni (anche con l’uso di sostanze chimiche aggressive e tossiche e con incendi “controllati” di piccole dimensioni).

E’ necessario sottolineare il fatto che il petrolio così trattato non svanisce: la porzione bruciata genera gas in atmosfera, mentre la parte trattata chimicamente (attraverso agenti chimici disperdenti) si distribuisce sotto forma di goccioline lungo tutta la colonna d’acqua, precipitando sul fondo del mare.

Il NOAA (US – National Ocean and Atmospheric Administration) dice che finora si sono asportati 21 milioni di galloni di acqua mista a petrolio (circa 80 milioni di litri) e che sono stati gettati sulla macchia 290.000 galloni di disperdenti (oltre un milione di litri).

iusto per avere una idea dell’estensione del rilascio è possibile andare su questa pagina web, che utilizza Google Earth: scrivendo nello spazio il nome della vostra città di residenza l’applicazione vi mostrerà le dimensioni della marea nera nel Messico rispetto a quelle della vostra città.

Io l’ho fatto su Milano, e questi sono i risultati:

E la cupola? Forse si ritenterà nei prossimi giorni: sembra che gli ingegneri della BP stiano pensando un modo per scaldare la cupola, così da sciogliere il “tappo” ghiacciato: speriamo sia una soluzione verificabile, anche perché per scavare un pozzo che intercetti il flusso del greggio ci vorrebbero tre mesi.

Se nel caso delle petroliere Exxon Valdez, Amoco Haven, Amoco Cadiz si è trattato di rilasci ingenti ma quantitativamente prevedibili fin dall’inizio, in questo caso non è dato di sapere quanto petrolio finirà ancora in mare.

Se un tale rilascio succedesse nel Mediterraneo? Qui la notizia circa la disposizione di cntrolli urgenti sui pozzi petroliferi attivi nelle acque italiane e circa la sospensione di tutte le nuove autorizzazioni alle trivellazioni da parte del Ministero dello Sviluppo Economico (MSE) italiano.

C’è da preoccuparsi?

Cambiando leggermente discorso, c’è sicuramente da preoccuparsi per il litigio che inizia a prefigurarsi tra BP, Transocean e Halliburton, le aziende coinvolte nel brutto pasticcio: stanno intatti cominciando ad accusarsi a vicenda per l’esplosione della piattaforma. Non molto rassicurante davvero. 


Lo Staff di Rete Clima®



Qui altre informazioni dalla pagina dedicata al disastro ambientale (sul sito della NOAA)

Los Angeles Times: la stima iniziale ed ufficiale della perdita rivista a causa delle affermazioni del blog SkyTruth

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