Il cambiamento climatico globale e l’aumento dell’effetto serra

Gas serra e cambiamenti climatici

La scienza concorda sul fatto che il riscaldamento climatico in atto sia in legato alle emissioni umane di gas ad effetto serra, le quali sono primariamente connesse ai consumi umani di energia (fossile).

Si tratta di un processo preoccupante, dal momento che tale riscaldamento origina numerosi conseguenti fenomeni di alterazione in tutti i comparti ambientali.

L’IPCC nel suo “Fourth Assessment Report of the Intergovernmental Panel on Climate Change” (2007), dice testualmente: “La comprensione dell’influenza antropogenica nel riscaldamento e nel raffreddamento del clima è migliorata (…) portando alla conclusione, con confidenza molto elevata (“very high confidence”), che l’effetto globale medio netto delle attività umane dal 1750 sia stato una causa di riscaldamento” (del clima).

Se ad oggi la temperatura media terrestre è cresciuta di +0,7 °C rispetto all’era pre-industriale, il report specifica che per contenere l’aumento della temperatura media (rispetto all’era preindustriale) a + 2 °C, ed evitare così esiti globali drammatici e non più controllabili, sarebbe necessario contenere le concentrazioni complessivi di gas di serra atmosferici entro le 450 ppm CO2eq (parti per milione).

Si consideri che l’attuale concentrazione di gas serra raggiunge i 430 ppm CO2eq, quindi per raggiungere l’obiettivo del contenimento della concentrazione a 450 ppm sono necessari sforzi di riduzione/assorbimento emissivo non indifferenti: infatti sarà necessaria una riduzioni delle emissioni dei Paesi più industrializzati dell’ordine del 25-40% entro il 2020 e dell’80-95% entro il 2050.

Per quanto riguarda lo scenario italiano, secondo il Rapporto “Italian Greenhouse Gas Inventory” – ISPRA 2011 si evidenzia che nel 2009 le emissioni nazionali totali dei sei gas serra (GHG), espresse in CO2 equivalente, sono diminuite del 5,4% rispetto ai livelli del 1990.

Secondo un’altra fonte, l’“Inventario annuale delle emissioni di Gas Serra” (Enea, 2010) il totale di emissioni di CO2 italiane nel 2009 ammontava a circa 491 MtCO2eq, così ripartite:

- 33% settore energetico

- 27% trasporti

- 20% settore civile (terziario, residenziale PA)

- 18% industria

- 2% agricoltura

La generazione dell’energia in Italia gioca il ruolo principale nell’ambito della generazione delle esternalità ambientali negative a livello climatico, ma anche gli altri settori contribuiscono in maniera complessivamente rilevante.


Effetti del riscaldamento globale

Ma gli esiti del riscaldamento globale quali sono? Alterazioni ambientali di elevata portata collegate con fenomeni meteorologici estremi, desertificazione, innalzamento dei mari, diffusione di malattie tropicali, scioglimento dei ghiacci, ecc, che faranno sentire a vario livello il loro impatto negativo sull’ambiente e sull’uomo.

Tra questi fenomeni di alterazione generati dal riscaldamento climatico, genericamente chiamati “cambiamenti globali”, si possono sottolineare: l’intensificazione di fenomeni meteorologici estremi; la tendenza alla tropicalizzazione delle zone a clima temperato (come l’Italia, e quindi la diffusione di fenomeni meteorologici tropicali quali tornado, precipitazione piovose intensissime,…); desertificazione; siccità; scioglimento dei ghiacci (alpini e artici); innalzamento del livello dei mari; diffusione di specie non autoctone ed infestanti (nel mare e sulla terraferma); diffusione di malattie tropicali in zone a clima temperato, ecc.





Si riporta una interessante mappa interattiva dal sito del National Geographic



Le conseguenze in Italia


Secondo le previsioni scientifiche quasi tutte queste conseguenze interesseranno anche l’Italia, in forma ed intensità diversa nelle diverse zone del Paese.

In tempi recenti anche il grande pubblico sta cominciando a prendere coscienza dei processi di alterazione ambientale in atto, nonostante la riconosciuta attività di disinformazione che è stata storicamente messa in atto dalle Corporation legate ad un certo mondo petrolifero.

I mezzi di comunicazione portano nelle nostre case le immagini degli effetti di questo processo di riscaldamento climatico, che ora inizia a diventare ben visibile anche localmente sotto le sembianze di fenomeni meteorologici inusuali, che mai hanno interessato il nostro Paese.

Ma anche sottoforma di fenomeni meteorologici e climatici “tradizionali” che però oggi si manifestano con intensità nuove e preoccupanti: dalle ondate di calore, alle precipitazioni piovose intensissime, alle tempeste di grandine estive, alle inondazioni, alla crescita dei fenomeni franosi, alle trombe d’aria, alle mareggiate, all’infestazione di cavallette nel sud Italia, ai segnali di desertificazione…

Le previsioni già espresse da diversi anni stanno diventando una preoccupante realtà, anche in Italia: con questi mutamenti dovremo sempre più fare i conti in un prossimo futuro, adattandoci ad essi. Ma l’adattamento potrà essere tanto più contenuto quanto più riusciremo a contenere i nostri impatti climatici, già da ora, limitando le nostre emissioni e compensando quelle “inevitabili”.


Bisogna anche considerare che gli effetti più intensi dei cambiamenti climatici saranno localizzati nei Paesi tropicali, che già in passato sono stati spesso vittime dell’economia occidentale e della sua smisurata voracità di risorse: una ulteriore vessazione a cui il nostro stile di vita e di consumo “moderno” e poco rispettoso dell’ambiente li sottoporrà.

 

In ogni caso, ovunque siano localizzate le possibili conseguenze, il tempo utile che rimane a nostra disposizione per intervenire è poco. A fronte della messa in moto di dinamiche distruttive di portata mai vista prima, verosimilmente irreversibili.

Il clima cambia, più in fretta di quanto si credeva: l’uomo deve necessariamente modificare la sua mentalità e le sue azioni in tempo!

 

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