L’industria chimica a supporto della moda sostenibile: una ricerca nelle aziende chimiche fornitrici del settore tessile

L’industria chimica a supporto della moda sostenibile: una ricerca nelle aziende chimiche fornitrici del settore tessile

Gli amici e partner di blumine/sustainability-lab hanno recentemente rilasciato il rapporto "Chimica tessile e sostenibilità. Il caso delle industrie tessili e dei trattamenti superficiali", che si inquadra nel contesto della moda sostenibile.

Il rapporto, presentato al Politecnico di Milano lo scorso 17 dicembre, si basa su una serie di interviste ad attori della filiera chimica orientata al settore tessile, portando una serie di interessanti risultati sia circa l'evoluzione del settore della "chimica tessile" (rispetto all'uso di sostanze e composti "critici" dal punto di vista ambientale), sia circa la percezione degli operatori del settore chimico (applicato al tessile) e tessile circa la necessità di un proprio approccio tecnico che possa portare ad una moda sempre più sostenibile.

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La ricerca ha coinvolto 16 imprese produttrici e commerciali di prodotti chimici tra cui 4 importanti player internazionali, 2 filiali italiane di grandi imprese europee e 10 imprese italiane di piccola e media dimensione.
La rilevazione –precisano i ricercatori- non ha pretese di significatività statistica, anche se il fatturato delle imprese partecipanti rappresenta una quota vicina al 20% del mercato mondiale di coloranti e ausiliari chimici per l’industria tessile.

Le informazioni raccolte sono però molto significative perchè disegnano un’industria chimica fortemente motivata a ridurre le criticità ambientali dei propri formulati.

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Secondo gli autori non si può infatti parlare di moda sostenibile senza una filiera tessile in grado di eliminare sostanze chimiche inquinanti e pericolose, una situazione che rimette al centro il ruolo dei produttori chimici.

"Le imprese tessili italiane operano nel pieno rispetto del regolamento europeo Reach e sono spesso dotate di certificazioni volontarie autorevoli ma la pressione dei brand perché si adeguino a parametri ancora più restrittivi o si arrivi all’eliminazione totale di determinate sostanze, è andata crescendo negli anni ed è opinione diffusa che non si tratti di una moda passeggera" – ha dichiarato Aurora Magni (Blumine srl) presentando i risultati dell’indagine- "La cosa più interessante è che le imprese chimiche hanno assunto questa sfida come uno stimolo a incrementare la sostenibilità di coloranti e ausiliari tessili. Hanno incentivato la ricerca per trovare soluzioni alternative alle sostanze contestate che non compromettano le performances del prodotto finito e sono in molti casi già in grado di presentare ai propri clienti positive list, cioè pacchetti di prodotti allineati ai protocolli richiesti dai mercato".

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Ad oggi, ad esempio, già 14 imprese su 16 dichiarano di aver eliminato da tutta la propria gamma di prodotti Paraffine Clorurate a catena corta, Clorobenzeni e Idrocarburi policromatici, mentre Alchilfenoli Etossilati (Apeo) e Solventi clorurati sono ormai stati eliminati in tutti i prodotti di 13 imprese, Ftalati, Clorofenoli, Ortofenilfenoli da 12 aziende, Ritardanti di fiamma bromurati e clorurati PBDE da 11 eliminazioni, Composti organici stannici da 10. Per quanto riguarda i Metalli Pesanti, ad esempio Cadmio, Piombo, Antimonio e Arsenico sono banditi da 12 imprese, il Nickel non è più presente globali nelle proposte di 11 imprese, lo Zinco è stato del tutto eliminato da 9 aziende, il Cobalto è assente nei formulati di 8, Cromo e Rame sono stati eliminati rispettivamente da 6 aziende.

Anche le Ammine associate a Coloranti Azoici preoccupano parte degli intervistati: sono assenti nelle produzioni globali di 7 imprese mentre altre 5 aziende le hanno eliminate da alcune tipologie di prodotti, 2 contano di raggiungere in futuro risultati positivi.
La Formaldeide è invece bandita da 6 aziende mentre altre 6 propongono ai clienti specifici prodotti formaldeide-free.

Chi non ha raggiunto l’eliminazione totale dispone comunque di prodotti specifici specifici coerenti con le richieste dei brand e delle imprese tessili.

campagna_detox_Greenpeace"Nessuno pensa che l’eliminazione delle sostanze pericolose sia un gioco da ragazzi, ma fa piacere rilevare con che impegno le imprese si siano date l’obiettivo del miglioramento continuo delle proprie formulazioni. Il dialogo con i produttori tessili e con i laboratori di ricerca in questa fase è davvero importante. La competitività della moda italiana passa anche da qui" – ha ricordato Marco Ricchetti (Blumine)- "Occorre ricordare che tra i marchi che hanno sottoscritto la Campagna Detox lanciata da Greenpeace per una moda libera da sostanze chimiche tossiche, ci sono 9 imprese italiane produttrici di tessuti ed accessori e che a breve se ne aggiungeranno altre. Questo conferma l’impegno dell’intera filiera".

Il rapporto è scaricabile dall'interessante sito www.sustainability-lab.net o a seguito.

Lo Staff di Rete Clima®