Aziende green: verdi, certificate, dentro la green economy, con un occhio alla CO2

I comportamenti proattivi delle Aziende possono essere presi un po’ come una cartina al tornasole delle evoluzioni della società e delle sue richieste.

E la domanda di sostenibilità verso le Aziende, cioè la domanda di una produzione che sappia tenere in conto anche la variabile ambientale, sta crescendo: ragion per cui sempre più Aziende si stanno muovendo verso comportamenti più ambientalmente virtuosi , che laddove non sono inizialmente mossi da particolari spinte etiche o da particolare sensibilità del management sono –appunto- mosse da una domanda di beni e servizi da parte di consumatori o da PA sempre più attenti (oltre che al prezzo) alle problematiche ambientali.

Si può parlare di eco-efficienza, di risparmio energetico, di riduzione degli impatti della produzione….sono tutte strade utili per l’ambiente: ed ecco che allora, in questa logica, si affacciano sul mercato sempre più Aziende verdi, green nella forma e nella sostanza.

E la CO2? Se il cambiamento climatico è riconosciuto essere il più grave problema ambientale, conviene che le attività volte ad una sua limitazione diventino un campo di lavoro da non trascurare: non per moda o per greenwashing, quanto per una effettiva riduzione dell’impronta di carbonio (carbon footprint) delle attività aziendali.

Ed ecco allora che la quantificazione delle emissioni di CO2 aziendali e le successive azioni di riduzione e compensazione delle emissioni di CO2 possono diventare obiettivi di miglioramento dentro una certificazione ambientale ed un Sistema di Gestione Ambientale (SGA), o come strumento di rendicontazione agli stakeholder aziendali di un impegno nuovo ed attuale, di sicura visibilità.

Ma veniamo alle notizie di questi giorni.

Secondo i dati di Accredia (l’ente di accreditamento italiano istituito con lo scopo di valutare la competenza tecnica e l’idoneità professionale delle organizzazioni e degli enti di certificazione), negli ultimi 4 anni c’è stato un forte incremento (+23%) delle certificazioni ambientali secondo la norma ISO 14001.

In particolare, il 55% delle certificazioni ambientali si concentra al Nord, seguito dal Sud e dalle Isole (24%) e dal Centro (21%): tra le regioni, la Lombardia si piazza al primo posto, con 2.350 imprese certificate Iso 14001, seguita dall’Emilia Romagna (1.519) e dal Piemonte (1.433). Toscana e Campania invece, primeggiano al Centro e al Sud, rispettivamente con 1.081 e 1.191 siti produttivi certificati (che insieme rappresentano il 15,1% del totale nazionale).

Per quanto riguarda i settori che investono di più nelle certificazioni ambientali, al primo posto si trovano i soggetti operanti nei servizi pubblici (1.660 siti produttivi certificati), seguiti dal comparto dei servizi professionali d’impresa (1.389) e dalle aziende attive nella produzione e distribuzione di energia elettrica (1.263).

Federico Grazioli (Presidente di Accredia): “Mai come oggi le imprese debbono porre la massima attenzione alla salvaguardia dell’ambiente, anche attraverso l’adozione di sistemi di gestione ambientale sicuri ed efficienti, che si riveleranno tra gli strumenti decisivi per accrescere la competitività sui mercati internazionali e ottimizzare i costi”.

Altra notizia interessante proviene da una indagine condotta da Fondazione Impresa, che ha analizzato 600 aziende manifatturiere con meno di 20 dipendenti (PMI) riscontrando un aumento degli investimenti nella Green economy negli ultimi 2 anni: in particolare, in questi ultimi anni il 33,0% delle piccole imprese italiane ha introdotto o utilizzato tecnologie e sistemi finalizzati alla riduzione del proprio impatto ambientale collegato alla produzione.

In questo caso è però il Centro Italia che si colloca al primo posto, con il 35,7% degli investimenti effettuati, seguito dopo dall’area Nord-Ovest, il Sud e le Isole con il 32,7%, fino ad arrivare al Nord-Est con il 31,3%.

Entrando nel merito delle azioni intraprese, il 27,3% delle piccole imprese che ha indirizzato la sua spesa al settore della green economy ha acquistato dei macchinari a basso consumo, mentre il 25,8% ha ridotto gli imballaggi o usato materiali riciclati e il 19,2% ha installato dei pannelli fotovoltaici.

Nell’ambito della progettualità futura (i prossimi 2 anni), tra le tecnologie o i sistemi “green“ che le piccole imprese hanno intenzione di introdurre, ai primi posti si trovano: pannelli fotovoltaici (46,8%), riqualificazione energetica degli edifici (23,4%), acquisto di macchinari a basso consumo (19,6%).

Secondo i ricercatori di Fondazione Impresa:  “È virtuosa la relazione sviluppatasi tra piccola impresa e green economy. Le piccole imprese italiane, infatti, sembrano pronte a contribuire alla sfida della crescita sostenibile lanciata dall’Unione Europea nella Strategia Europa 2020; sembrano pronte, cioè, a contribuire alla costruzione di un’economia a basse emissioni di CO2”.

“I risultati dell’indagine, confermano che le piccole imprese italiane hanno deciso di investire nella green economy.

La green economy, infatti, offre una duplice occasione alle piccole imprese: quella di risparmiare (e liberare) risorse economiche, aumentando la propria efficienza energetica, e quella di approfittare delle occasioni imprenditoriali offerte da un nuovo mercato, quello ‘eco‘”.

Buone notizie quindi.

 

Lo Staff di Rete Clima®