Carlo Rubbia: no al nucleare alla luce dell’incidente giapponese

Riprendiamo la newsletter di Jacopo Fo, che a sua volta ha rilanciato un'intervista di Bianca Berlinguer (realizzata a metà Marzo) al premio Nobel Carlo Rubbia sugli incidenti nucleari giapponesi.

E’ ormai passato un po’ di tempo, ma l’intervista risulta comunque ancora interessante ed attuale per le chiare e precise parole del Nobel Carlo Rubbia (della cui chiara posizione sul nucleare abbiamo già parlato qui).

Quanto è grave la situazione in Giappone? Possiamo fidarci delle informazioni di quel governo o non ci stanno dicendo la verità?

Direi che la situazione non è molto chiara  a questo punto, le informazioni che riceviamo sono piuttosto limitate, non abbiamo ancora un’idea molto chiara di quello che sta davanti a noi. Dobbiamo renderci conto che si tratta di un rischio considerevole.

Nella scala dei valori si parla oggi di grado 6 quando Chernobyl era grado 7. Non sappiamo esattamente quali sono le situazioni in cui quelle persone stanno lavorando.

Però dobbiamo essere riconoscenti a operatori che stanno sopravvivendo in quella situazione inaspettata e invivibile.

Francia dice oggi che l’impatto di questo disastro potrebbe essere superiore al grado 7 di Chernobyl. Lei che dice è troppo presto per previsioni?

Si tratta di un fenomeno diverso da Chernobyl: quello è stato un fenomeno di esplosione. Qui il combustibile, pur essendo spento, produce calore e questo provoca un riscaldamento che diventa incontrollabile.

Si sa che la quantità di radiazioni che uno riceve si misura in Sievert. Persone che hanno 2.5 Sievert hanno probabilità del 50%  di morire. Ora sappiamo che di questi reattori la quantità di radiazione è dell’ordine di 10 miliardi di Sievert.

Quindi c’è un quantitativo immenso di radioattività dentro questo contenitore.

Il problema è sapere quanto di queste radiazioni può sfuggire al controllo. Quindi c’è un problema di grande incertezza.

La fusione anche parziale del nucleo potrebbe essere già iniziata o no?

Sappiamo che l’oggetto è andato completamente fuori controllo e le temperature sono elevatissime, si sono prodotte grandi quantità di ossigeno e idrogeno.

I quali si scompongono naturalmente dall’acqua del reattore quando le temperature superano migliaia di gradi, quindi ci troviamo con una miscela esplosiva di idrogeno e ossigeno all’interno del reattore stesso.

Al fine di liberare questa pressione si è fatta uscire una quantità di radiazioni assieme a idrogeno e ossigeno che è una miscela esplosiva e l’esplosione è stata determinata dal fatto che durante l’espulsione delle sostanze radioattive c’è stata anche l’accensione dell’idrogeno con la corrispondente distruzione del sistema esterno di protezione.

Con le centrali di terza generazione che non conosciamo perché non sono state ancora costruite, i danni sarebbero stati limitati?

Noi ci troviamo davanti ad una grande sorpresa, perché i giapponesi sono stati i migliori tecnologi mondialmente sul nucleare, hanno costruito un gran numero di centrali a condizioni assolutamente impeccabili.

Il fatto che ci troviamo davanti ad una sorpresa da gente così preparata, ci dice che c’è qualcosa che non ha funzionato, quindi oggi dobbiamo fermarci e cercare di riflettere con attenzione, e d’altra parte è anche quello che dicono i francesi, per capire quali sono le misure per evitare situazione di questo genere.

Ci troviamo davanti ad una situazione che ha probabilità piccolissime di avvenire ma quando avviene produce un disastro che potrebbe essere anche sostanziale e considerevole. E questo insieme è qualcosa che dev’essere compreso da tutta la comunità del nucleare, anche da quella francese.

Quindi lei dice “fermiamoci, non andiamo avanti”.

Stiamo parlando del nucleare che nel migliore dei casi funzionerà tra dieci anni, vent’anni, quindi abbiamo il tempo per riflettere, perché è importante che si faccia una seria riflessione sull’effetto sorpresa poiché ora la situazione è fuori controllo e non accettabile nel caso del nucleare.

Certamente sarà una decisione del governo, della gente, su cosa fare sulle energie nucleari e altro, però a me sembra che oggi dovremmo anche considerare che le energie rinnovabili sono un’alternativa che va utilizzata, quindi io credo che dovremmo cercare di aprire la strada a più di una possibilità.

Sicuramente non c’è a disposizione più uranio di quanto c’è carbone o petrolio, mentre il solare è qualche cosa che tra l’altro ci appartiene ed è per sempre. Quindi io credo che nella riflessione dovremmo anche tener conto se abbiamo messo abbastanza soldi e supporto anche sulle rinnovabili.

Leggiamo parole di estrema chiarezza: il quadro sul rischio del nucleare è chiaro, tutto il resto sono chiacchiere. 

 

Lo Staff di Rete Clima®