Le specie invasive sono un enorme costo ecologico ed economico della globalizzazione

Il recente studio "Socioeconomic legacy yields an invasion debt" pubblicato su Pnas (Proceedings of the national academy of sciences of the United States of America) sostiene che probabilmente solo tra decenni riusciremo a renderci conto delle conseguenze delle vaste invasioni biologiche che l'economia globalizzata sta favorendo in giro per il mondo, le quali saranno di gravissima portata.

 Alla ricerca, sviluppata nell'ambito dell'area tematica "Sviluppo sostenibile, cambiamento globale ed ecosistemi" del Sesto programma quadro (6° PQ) è stata coordinata dal Dipartimento di Biologia della conservazione, della vegetazione e dell'ecologia del paesaggio dell'Università di Vienna e dall'Agenzia per l'ambiente austriaca, hanno partecipato un gruppo internazionale di 16 ricercatori.

I coordinatori dello studio: “Recenti ricerche hanno dimostrato che le attività economiche sono tra le più importanti per determinare le invasioni biologiche, favorendo discussioni su appropriate strategie politiche per prevenire introduzioni non intenzionali, per esempio in termini di regolamentazione del commercio.

Ma i frequenti ritardi tra la prima introduzione di una specie in un nuovo territorio e la sua stabilizzazione e diffusione suggeriscono che invasioni innescate dall'attuale comportamento economico potrebbero richiedere molto tempo per essere pienamente comprese, causando quello che i ricercatori chiamano ‘invasion debt’”.

I ricercatori hanno selezionato tre fattori predittivi di attività socio-economiche legate alle invasioni, quali: densità di popolazione umana, Pil pro capite e quota delle esportazioni del Pil (quale misura dell'intensità degli scambi economici) dimostrando che: “L'attuale abbondanza di specie esotiche è spiegata meglio dai dati socio-economici dal 1900 al 2000. L'intensità del segnale storico varia tra i diversi gruppi tassonomici, con quelli che possiedono buone capacità di diffusione, come gli insetti e gli uccelli, che sono più fortemente legati ai recenti livelli dei driver socioeconomici”.

Ancora i coordinatori: “L'ampia copertura tassonomica e geografica indica che un tale "invasion debt" è un fenomeno molto diffuso. Questa inerzia è preoccupante poiché implica che gli attuali maggiori livelli di attività socioeconomica probabilmente porteranno a livelli di invasione in continua crescita durante i prossimi decenni, persino se si riuscissero a ridurre le nuove introduzioni”.

Concludono gli scienziati: “I semi dei problemi delle futura invasione sono già stati piantati” (…)  “Gli sforzi per controllare le specie invasive devono essere estesi non solo alle specie attualmente più dannose, ma anche con un allarme precoce ed una risposta rapida per le specie già presenti sul territorio che sono in grado di rappresentare la più grande minaccia per il futuro”.

L'azione dell'uomo è spesso poco sostenibile, e gli eisiti prospettici delle azioni attuali sono spesso di difficile previsione: ma di grande portata sia verso l'ambiente che verso la qualità della vita dell'uomo.

 

Lo Staff di Rete Clima®