Nel 2050 potremmo essere al 100% rinnovabili! (risparmiando soldi)

Nel 2050 potremmo essere al 100% rinnovabili! (risparmiando soldi)

Il recentissimo rapporto di Greenpeace “Energy [R]evolution - ENERGY OUTLOOK 2015” prospetta chiaramente una rivoluzione energetica alle porte: nel 2050 potremmo infatti abbandonare completamente le fonti energetiche tradizionali ed arrivare all'obiettivo 100% rinnovabili, addirittura risparmiando soldi rispetto all'attuale situazione energetica.

Secondo Greenpeace, infatti, per arrivare a questo obiettivo di completa transizione verso le fonti energetiche rinnovabili entro il 2050 si dovrebbe investire nei diversi settori delle fonti energetiche rinnovabili circa 1.000 miliardi di dollari l’anno, conseguendo però un contemporaneo risparmio medio (legato alla mancata spesa per il non-uso dei corrispondenti combustibili fossili) di circa 1.070 miliardi di dollari l’anno.

Il risparmio supera l'investimento già in tempi immediati, la condizione ideale per attirare investimenti: serve inoltre notare che questi valori economici si riferiscono solo ai costi espliciti collegati all'uso delle fonti energetiche, e non tengono invece conto dei "costi esterni" (cioè i costi ambientali e sanitari) che insorgono in relazione all'uso delle fonti energetiche fossili (e NON nel caso di uso delle fonti rinnovabili).

eolico_farmSecondo il report di Greenpeace già entro il 2030 questo piano di investimento rinnovabile consentirebbe inoltre di diminuire le emissioni di gas serra da 30 a 20 gigatonnellate di C, favorendo altresì la creazione di posti di lavoro rispettivamente nella misura di 9,7 milioni di posti per la sola industria solare (il 1.000% rispetto al valore attuale, superiore alla forza lavoro oggi occupata dal carbone) e 7,8 milioni nella sola industria eolica.

Lo studio è coerente con le valutazioni espresse nella primavera di quest'anno anche dallo studio "Vers un mix électrique 100% renouveable en 2050” della francese ADEME (Agenzia nazionale dell’ambiente e dell'energia), che presenta un medesimo scenario 100% rinnovabile per la Francia come possibile ed economicamente vantaggioso anche in condizioni particolarmente negative per le fonti rinnovabili, semplicemente mantenendo i medesimi oneri già oggi a carico del consumatore finale.

E anche la IEA (Agenzia Internazionale dell'Energia) è recentemente intervenuta sui costi delle energie rinnovabili con il report "Projected Costs of Generating Electricity: 2015 Edition", prendendo chiaramente posizione per segnalare che, nonostante la disparità del sistema incentivante a favore delle fonti tradizionali, la distanza tra energia pulita ed energia sporca si sta rapidamente accorciando.
In particolare, il LCOE (“levelised cost of electricity”, cioè il costo dell'elettricità generata dalle diverse fonti e che include le voci economiche di ammortizzazione del capitale finanziario iniziale e di ritorno sull'investimento, oltre ai costi operativi a livello di acquisto del combustibile e di manutenzione dell'impianto....ma NON i costi ambientali e sociali verso la collettività!), sia nettamente diminuito dal 2010 a oggi anni per le fonti eolica e solare grazie al rapidissimo progresso tecnologico, non presentano più "i valori anomali del passato".

costi energiaSecondo il report, il costo medio di generazione elettrica da fonte solare vale oggi circa 200 $/MW (in diminuzione rispetto ai 500 $/MWh del 2010), ma in zone particolarmente soleggiate potrebbe già scendere al di sotto dei 100 €/MW entro il 2025: il benchmark sono gli attuali 100 $/MWh legati ai combustibili fossili (come gas o carbone) che però sono valori falsati, come già detto, dall'incentivazione economica erogata verso queste fonti energetiche oltre che dal fatto che non tengono conto delle esternalità ambientali che essi producono (quali i costi sanitari ed ambientali).
Rimanendo a parlare di questo studio e prendendo sempre come riferimento temporale il 2025, l’elettricità generata dal carbone potrebbe -al contrario- diventare fino al 70% più cara qualora venissero applicate norme ambientali che richiedono l'installazione dei sistemi di CCS (carbon capture and storage), che peraltro non sembrano funzionare un granchè, per catturare le emissioni di CO2 al camino delle centrali termoelettriche a carbone.

Insomma, le fonti energetiche rinnovabili si stanno avvicinando ai bassi costi delle fonti fossili, i quali ad oggi sono ancora più bassi solo perchè soggetti ad incentivi e perchè ancora non si internalizzano in questi costi i costi ambientali e sociali legati al loro ciclo di vita.

Concludendo e ritornando al report di Greenpeace con cui abbiamo aperto l'articolo, citiamo le parole di due esponenti collegati a questo report e a questa organizzazione.

costi-fotovoltaicoSven Teske (autore del rapporto di Greenpeace): "I settori del solare e dell’eolico sono ormai sufficientemente maturi per poter competere a livello di costi con l’industria del carbone. Ed è molto probabile che entro il prossimo decennio supereranno quest’ultima anche in termini di occupazione e di energia fornita" (...) "È responsabilità del settore dei combustibili fossili prepararsi ad affrontare questi cambiamenti. I governi, d’altra parte, devono gestire la dismissione del comparto dei combustibili fossili, già in atto e destinata a diventare sempre più rapida".

In conclusione le parole di Kumi Naidoo (Direttore Esecutivo di Greenpeace International): "Non possiamo permettere che le lobby dei combustibili fossili ostacolino il passaggio verso le energie rinnovabili, ovvero la soluzione più efficace ed etica per un futuro energetico pulito e sicuro. Vorrei invitare tutti quelli che dicono “non si può fare” a leggere questo rapporto, e riconoscere che una rivoluzione energetica per un futuro 100% rinnovabile si può fare, si deve fare, e sarà un bene per tutti".


Lo Staff di Rete Clima®