CCS (Carbon Capture & Storage) in Gazzetta Ufficiale: come stoccare la CO2 senza sapere per quanto tempo

Il CCS (Carbon Capture & Storage), cioè la pratica di sequestro geologico della CO2 è legge dello Stato dopo la pubblicazione in GU del D.Lgs. 14 settembre 2011, n. 162 (“Attuazione della direttiva 2009/31/Ce in materia di stoccaggio geologico della CO2”), in recepimento di una Direttiva Comunitaria.

Tutto ciò nonostante la CCS sia un processo ambientalmente costoso (a livello energetico, dato che comporta l’assorbimento del 25%-40% dell’energia prodotta da una centrale termoelettrica) e senza chiare prospettive temporali di garanzia di sequestro, come ha ben dimostrato una delle prime esperienze di CCS realizzate in Canada.

Di sicuro il CCS è condizione necessaria (per quanto non sufficiente) per poter cercare di promuovere una accettazione sociale delle centrali a carbone, uno tra i più inquinanti combustibili utilizzati nel mondo per la generazione elettrica: in Italia, giusto per fare un esempio, l’attuazione del controverso processo di CCS è il presupposto per la conversione a carbone della centrale di Porto Tolle.

E qui viene il dubbio che, se il processo di CCS vicino ad una centrale termoelettrica a carbone viene finanziato con finanziamenti comunitari (quindi con i soldi delle nostre tasse) si offre una indiretta incentivazione ad un impianto mediante l’attuazione di un processo di stoccaggio geologico di dubbia efficacia ambientale, ma di certa redditività economica per chi genera elettricità (dato il basso prezzo del carbone sui mercati internazionali, esternalità ambientali escluse).

Chiudiamo con una riflessione a livello energetico ed economico: se invece di impiegare il 40% dell’energia prodotta a una qualsivoglia centrale termoelettrica per immagazzinare la sua anidride carbonica in contesti geologici, la medesima quota energetica ed economica venisse utilizzata per investimenti in energy saving o in altre attività ecocompatibili, quanto minore sarebbe il consumo complessivo di risorse energetiche e di capitali otre che quanto maggiori i benefici di riduzione emissiva?

Ma se il paradigma è quello di non cambiare lo status quo…….

 

Lo Staff di Rete Clima®