Conclusa la Cop 23 di Bonn: (pochi) passi avanti, in continuità con gli obiettivi di Cop 21 Parigi

Si è conclusa sabato mattina la Cop 23, la 23ma edizione della Conferenza delle Parti: si tratta dell’appuntamento annuale dei Paesi aderenti alla UNFCCC (Conferenza dell’ONU sui Cambiamenti Climatici) finalizzato ad analizzare i risultati raggiunti e a ri-orientare obiettivi ed azioni di mitigazione climatica globale.

La Conferenza si è svolta in Germania, a Bonn, ma è stata presieduta dal governo delle Fiji: significativo che la Conferenza sia stata guidata da un paese che vede la concretezza del cambiamento climatico in forma di un importante innalzamento dell’Oceano, che potrà interamente sommergere le sue isole.

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Cambiamenti climatici in Italia ed in Europa: ecco i 10 principali rischi climatici

Gli eventi meteorologici e climatici estremi fanno ormai purtroppo parte del nostro vivere, con una crescita in frequenza ed intensità a causa del riscaldamento climatico di origine antropica.

L’Agenzia Ambientale Europea (AEA) ha diffuso un report (dal titolo: “Climate change adaptation and disaster risk reduction in Europe — enhancing coherence of the knowledge base, policies and practices” – “Adattamento ai cambiamenti climatici e riduzione del rischio di catastrofi in Europa — rafforzare la coerenza della base di conoscenze, delle politiche e delle prassi”) in cui presenta le 10 categorie di eventi meteorologi e climatici estremi che si costituiscono quali i maggiori rischi naturali in Europa.

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Rapporto ISPRA sul riscaldamento climatico in Italia: vivremo in un modo diverso dentro un Paese diverso

ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ha pubblicato il periodico aggiornamento del suo Rapporto “Gli indicatori del clima in Italia” (Rapporto 72/2017), documento che illustra l’andamento climatico annuale italiano e ricostruisce i trend climatici in atto.

I dati contenuti nel report colpiscono molto: rispetto al trentennio di riferimento (1961-1990) il 2016 ha fatto registrare un aumento della temperatura media di +1.35°C, superiore anche all’incremento medio della temperatura globale (pari a +1.31°C).

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100 grandi aziende responsabili del 71% dell’inquinamento moderno, 35 attive contro le politiche climatiche

Tre recenti documenti contribuiscono a delineare il rapporto tra le più grandi aziende globali (in particolare quelle legate al mondo del petrolio) ed il cambiamento climatico.

Il primo, “The Carbon Majors Database” del CDP e del Climate accountability institute (Cai), mostra come le prime 100 aziende produttrici di combustibili fossili abbiano storicamente concorso a generare una emissione complessiva in atmosfera per circa 1.000 miliardi di t di CO2 e gas serra, pari al 52% di tutta la CO2 emessa dagli inizi della rivoluzione industriale (anno 1750).

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Addio gas? Investimenti oil&gas a rischio (e già oggi superati da quelli nel settore elettrico)

Per anni il gas, in relazione al suo basso contenuto di carbonio, è stato considerato come “il miglior combustibile di transizione”, cioè il combustibile più valido per attuare la transizione verso fonti energetiche rinnovabili a più alta compatibilità ambientale.

Il recente report “Foot Off the Gas: increased Reliance on Natural Gas in the Power Sector Risks an Emissions Lock-In” realizzato da CAT (Climate Action Tracker, un gruppo di analisti che si occupa di valutare le politiche e le azioni energetiche globali in chiave ambientale), ridimensiona invece in maniera importante l’attuale contributo del gas agli sforzi per il contrasto al cambiamento climatico.

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Cambiamento climatico, tribunali ed assicurazioni

Un recente ed interessante report permette di focalizzare l’attenzione su una dinamica apparentemente senza senso, quale la “presenza” del cambiamento climatico tra le aule dei tribunali.

Ne avevamo già parlato in questo articolo, in riferimento a possibili azioni legali verso ExxonMobil per aver nascosto ai propri azionisti i potenziali rischi finanziari verso gli asset aziendali (collegati allo sfruttamento delle fonti energetiche fossili) collegati al cambiamento climatico ed politiche ambientali a suo contrasto.

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Strategie di decarbonizzazione al 2050 in UE: Italia assente

Spesso ed in diversi contesti il nostro Paese non sembra in grado di dotarsi di politiche e strategie di lungo periodo e, anche nell’ambito delle pur urgenti attività di contrasto ai cambiamenti climatici, la sostanziale assenza di una strategia nazionale di decarbonizzazione sembra evidenziare la medesima (e desolante) logica.

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Le energie rinnovabili stanno riducendo le emissioni di gas serra in Europa (e le utility energetiche annunciano lo stop al carbone)

L’Agenzia Europea per l’Ambiente (AEA) ha rilasciato il report “Renewable energy in Europe 2017: recent growth and knock-on effects” che analizza l’evoluzione della potenza rinnovabile installata in Europa e dell’energia verde prodotta, permettendo di comprendere i risparmi di CO2 e di gas serra che l’uso delle energie verdi ha permesso di ottenere.

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Shell e riscaldamento climatico: tutto noto a partire (almeno) dal 1991

(ringraziamo The Corrispondent per aver recuperato il video ed averlo diffuso ieri via web in coordinamento con The Guardian)

Se fossimo ai giorni odierni la definiremmo probabilmente di una azione di CSR (Corporate Social Responsbility), una forma di responsabilità ambientale da parte di una azienda preoccupata per le macro problematiche ambientali globali (originate peraltro anche dalle sue stesse attività nel mondo delle fonti energetiche fossili).

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Al via la consultazione pubblica verso il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici

Il MATTM ha comunicato l’avvio della consultazione pubblica finalizzata all’elaborazione del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici: si tratta del documento rivolto alla gestione degli impatti climatici verso il territorio nazionale, al fine di ridurne la vulnerabilità complessiva.

Fino al 28 febbraio i portatori di interesse verso la tematica potranno partecipare alla consultazione volta a definire il percorso verso il costruendo Piano e a individuare le possibili azioni di adattamento nazionali.

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