100 grandi aziende responsabili del 71% dell’inquinamento moderno, 35 attive contro le politiche climatiche

Tre recenti documenti contribuiscono a delineare il rapporto tra le più grandi aziende globali (in particolare quelle legate al mondo del petrolio) ed il cambiamento climatico.

Il primo, “The Carbon Majors Database” del CDP e del Climate accountability institute (Cai), mostra come le prime 100 aziende produttrici di combustibili fossili abbiano storicamente concorso a generare una emissione complessiva in atmosfera per circa 1.000 miliardi di t di CO2 e gas serra, pari al 52% di tutta la CO2 emessa dagli inizi della rivoluzione industriale (anno 1750).

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Addio gas? Investimenti oil&gas a rischio (e già oggi superati da quelli nel settore elettrico)

Per anni il gas, in relazione al suo basso contenuto di carbonio, è stato considerato come “il miglior combustibile di transizione”, cioè il combustibile più valido per attuare la transizione verso fonti energetiche rinnovabili a più alta compatibilità ambientale.

Il recente report “Foot Off the Gas: increased Reliance on Natural Gas in the Power Sector Risks an Emissions Lock-In” realizzato da CAT (Climate Action Tracker, un gruppo di analisti che si occupa di valutare le politiche e le azioni energetiche globali in chiave ambientale), ridimensiona invece in maniera importante l’attuale contributo del gas agli sforzi per il contrasto al cambiamento climatico.

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Cambiamento climatico, tribunali ed assicurazioni

Un recente ed interessante report permette di focalizzare l’attenzione su una dinamica apparentemente senza senso, quale la “presenza” del cambiamento climatico tra le aule dei tribunali.

Ne avevamo già parlato in questo articolo, in riferimento a possibili azioni legali verso ExxonMobil per aver nascosto ai propri azionisti i potenziali rischi finanziari verso gli asset aziendali (collegati allo sfruttamento delle fonti energetiche fossili) collegati al cambiamento climatico ed politiche ambientali a suo contrasto.

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Strategie di decarbonizzazione al 2050 in UE: Italia assente

Spesso ed in diversi contesti il nostro Paese non sembra in grado di dotarsi di politiche e strategie di lungo periodo e, anche nell’ambito delle pur urgenti attività di contrasto ai cambiamenti climatici, la sostanziale assenza di una strategia nazionale di decarbonizzazione sembra evidenziare la medesima (e desolante) logica.

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Le energie rinnovabili stanno riducendo le emissioni di gas serra in Europa (e le utility energetiche annunciano lo stop al carbone)

L’Agenzia Europea per l’Ambiente (AEA) ha rilasciato il report “Renewable energy in Europe 2017: recent growth and knock-on effects” che analizza l’evoluzione della potenza rinnovabile installata in Europa e dell’energia verde prodotta, permettendo di comprendere i risparmi di CO2 e di gas serra che l’uso delle energie verdi ha permesso di ottenere.

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Shell e riscaldamento climatico: tutto noto a partire (almeno) dal 1991

(ringraziamo The Corrispondent per aver recuperato il video ed averlo diffuso ieri via web in coordinamento con The Guardian)

Se fossimo ai giorni odierni la definiremmo probabilmente di una azione di CSR (Corporate Social Responsbility), una forma di responsabilità ambientale da parte di una azienda preoccupata per le macro problematiche ambientali globali (originate peraltro anche dalle sue stesse attività nel mondo delle fonti energetiche fossili).

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Al via la consultazione pubblica verso il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici

Il MATTM ha comunicato l’avvio della consultazione pubblica finalizzata all’elaborazione del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici: si tratta del documento rivolto alla gestione degli impatti climatici verso il territorio nazionale, al fine di ridurne la vulnerabilità complessiva.

Fino al 28 febbraio i portatori di interesse verso la tematica potranno partecipare alla consultazione volta a definire il percorso verso il costruendo Piano e a individuare le possibili azioni di adattamento nazionali.

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(anche) L’Europa è vulnerabile ai cambiamenti climatici: nel 2016 in crescita gli eventi meteo estremi

Munich Re, colosso assicurativo tedesco, nell’ambito della rendicontazione dei danni collegati agli eventi ambientali a livello globale offre di fatto un monitoraggio in merito all’andamento degli eventi meteorologici estremi, fornendo una indicazione indiretta (ma estremamente precisa) degli effetti concreti del riscaldamento climatico globale.

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La strana distribuzione della neve in Italia nell’inverno 2016-2017

I media stanno segnalando ormai da molti giorni i grandi disagi nel Centro-Sud del Paese, a causa dell’effetto sinergico delle scosse sismiche e delle abbondantissime nevicate.
Anche le emblematiche immagini della devastante valanga sull’albergo di Rigopiano in Abruzzo tornano a sollecitare qualche riflessione su queste abbondanti precipitazioni nevose, che coprono la porzione centro-meridionale del Paese e invece sono quasi totalmente assenti in molte aree del centro-nord.

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Riscaldamento climatico nel 2016: nuovo record di temperature

Secondo i dati del NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration), il 2016 aggiorna per il terzo anno di fila il record di anno più caldo mai registrato, segnando un trend che non ha eguali nella serie storica delle temperature.

Secondo questi dati, nel 2016 la temperatura media globale è stata di 0,99°C più alta rispetto alla media di tutto il 20° secolo, un valore che cresce fino a +1,1 °C prendendo come riferimento l’inizio delle misurazioni di fine ’800: peraltro si deve notare che i cinque anni più caldi si sono verificati dal 2010 in poi, a conferma di un trend di riscaldamento che si sta confermando più che preoccupante.

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