News da COP 28: solo il 20% delle aziende italiane ha sviluppato un proprio piano di azione climatica

News da COP 28: solo il 20% delle aziende italiane ha sviluppato un proprio piano di azione climatica

Aziende italiane ed obiettivi climatici.

Ieri, domenica 10 dicembre, presso il Padiglione Italia di Cop28 a Dubai è stata presentata la ricerca “L’impegno delle aziende italiane per il net-zero”, realizzata da Ipsos e dal Network italiano del Global Compact delle Nazioni Unite (UNGC).

Secondo tale ricerca solo il 20% delle imprese italiane ha adottato un proprio piano di azione climatica aziendale, mentre solo il 17% ha fissato obiettivi di riduzione delle proprie emissioni di gas ad effetto serra.

Se addirittura l’88% delle Aziende italiane riconosce il fatto che la sostenibilità dovrebbe orientare tutte le scelte aziendali, solo il 10% di esse afferma di avere “molto chiaro” il concetto stesso di sostenibilità.

Per Daniela Bernacchi, Direttore Esecutivo UN Global Compact Network Italia: “Non c’è dubbio che nel mondo aziendale esista una forte consapevolezza del tema ambientale”, tuttavia c'è un limite alla conoscenza "che si traduce in una mancanza di iniziative sul clima".

Quali sono i limiti all'impegno climatico delle Aziende?

Per il 34% delle Aziende i limiti che non consentono loro di fare investimenti adeguati in campo climatico sono di tipo economico, per il 27% i limiti sono burocratici e per un altro 27% il limite è invece da individuarsi nella mancanza di figure professionali competenti in materia.

Nelle Aziende che non hanno sottoposto i propri target climatici a validazione SBTi, le risorse umane dedicate al tema climatico ed alla definizione di obiettivi di riduzione delle emissioni serra sono interne nel 34% dei casi (con presenza di una singola persona o di un team), mentre il 41% delle Aziende preferisce affidarsi a consulenti esterni.

Quali settori economici sono più avanti rispetto ad azioni di sostenibilità climatica?

Secondo la ricerca i settori della moda/lusso, del food e le utilities sono caratterizzati da maggiori livelli di conoscenza e di consapevolezza rispetto ai temi della sostenibilità, al contrario di quanto capita con il settore delle costruzioni dove le conoscenze sono - invece - piuttosto limitate e sommarie.

I settori dell'automotive e delle utilities sono i più consapevoli del valore e dell'importanza dell’adozione di comportamenti aziendali sostenibili rispetto alla propria competitività sul mercato ed alla propria reputazione: in particolare le utilities sono impegnate in modo più costante e strutturato in azioni di contrasto al riscaldamento climatico e di sensibilizzazione interne rivolte alla propria popolazione aziendale.

Questa attenzione si traduce in attività ed impegni concreti quali, per esempio, il calcolo dell'impronta carbonica a livello aziendale e definizione di specifici obiettivi di riduzione delle emissioni serra validati da SBTi (Science Based Target initiative): esattamente il contrario vale per il retail, che risulta essere il settore più arretrato rispetto a questo tipo di azioni.

Conclusioni

Per Marco Frey, Presidente UN Global Compact Network Italia: “Il ruolo del settore privato è cruciale ma è necessario sviluppare e implementare iniziative di supporto che possano guidare le imprese nell’ambizioso percorso verso il net-zero.

Dobbiamo lavorare da un lato per consolidare e accelerare i progressi delle aziende virtuose e dall’altro per coinvolgere le imprese che non hanno ancora affrontato la questione climatica”.

Dal nostro punto di vista non possiamo che concordare con questo stimolo verso l'accelerazione dei processi di decarbonizzazione e di accrescimento del livello di sostenibilità aziendale: la sfida climatica è oggi troppo importante ed urgente per agire con livelli d'impegno troppo limitati, ed è troppo ampia anche solo per pensare che qualcuno ne possa essere escluso.