Rapporto ISPRA sul riscaldamento climatico in Italia: vivremo in un modo diverso dentro un Paese diverso

ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ha pubblicato il periodico aggiornamento del suo Rapporto “Gli indicatori del clima in Italia” (Rapporto 72/2017), documento che illustra l’andamento climatico annuale italiano e ricostruisce i trend climatici in atto.

I dati contenuti nel report colpiscono molto: rispetto al trentennio di riferimento (1961-1990) il 2016 ha fatto registrare un aumento della temperatura media di +1.35°C, superiore anche all’incremento medio della temperatura globale (pari a +1.31°C).

Se il 2016 a livello globale è stato l'anno più caldo di sempre, secondo il report il 2016 in Italia è stato registrato come il sesto anno più caldo della storica climatica italiana, distanziandosi dallo storico 2015 che ancora risulta essere stato "anno più caldo" per il nostro Paese.

Se durante l'estate non si sono registrate ondate di calore particolarmente intense o comunque durature, l'inverno 2016 è stato invece caratterizzato da anomalie termiche importanti con un aumento della temperatura media pari a +2.15°: i dati dimostrano che in Italia, ancor più che nel clima estivo, il cambiamento climatico si coglie maggiormente analizzando l'andamento climatico invernale, con la presenza di un numero minore di giorni freddi e temperature mediamente più alte.

I dati del report: "La stagione invernale è stata quella con l'anomalia termica più marcata, con un valore medio nazionale di +2.15°C. Tutti i mesi del 2016 sono stati più caldi della norma, ad eccezione di ottobre al Nord. Il mese più caldo rispetto alla norma è stato dicembre al Nord (+2.76°C), febbraio al Centro (+3.02°C) e aprile al Sud e sulle Isole (+2.99°C). Come per gli anni precedenti, anche per il 2016 l’anomalia della temperatura media annuale del 2016 è dovuta leggermente di più alle temperature massime che alle temperature minime."

Fenomeno rilevante nel 2016 è stata anche la siccità, con precipitazioni annuali complessivamente inferiori alla media di circa il 6%: questa anomalia è stata accentuata nel periodo autunnale ed invernale, con carenza o addirittura assenza di piogge in diverse regioni, una situazione che ha determinato da un lato un peggioramento significativo della qualità dell'aria nelle città del Nord Italia, dall'altro una diminuzione delle risorse idriche.
Va registrata anche una diversa distribuzione delle piogge, con momenti di precipitazioni meteoriche intensissime che hanno determinato problematiche di dissesto di versante (con particolare riferimento a Liguria e Piemonte a fine novembre 2016).

Queste mutazioni climatiche ci fanno quindi dire che dovremo abituarci a vivere in maniera diversa dentro un Paese diverso, caratterizzato da più siccità, più incendi estivi, minori nevicate invernali, precipitazioni piovose diversamente distribuite (incremento dei fenomeni di pioggia estrema concentrati in brevi periodi di tempo, con alternanza di periodi di prolungata siccità), più dissesto di versante: un Paese che più di altri risente degli effetti del cambiamento climatico.

Il cambiamento climatico non è un evento ipotetico che appartiene a un futuro remoto ma un fenomeno attuale e sfuggente con cui dobbiamo imparare a convivere.
Si conti poi che il Mediterraneo è geograficamente collocato in una zona di transizione tra due zone climatiche, temperata e subtropicale, con caratteristiche climatiche molto differenti: a seconda delle oscillazioni stagionali il confine si sposta tanto che in inverno la nostra penisola è perlopiù compresa nella fascia temperata, in estate in quella subtropicale caratterizzata da una spiccata siccità.


L’intensificazione del cambiamento climatico contribuisce allo spostamento verso nord dell’anticiclone africano (che si sposta insieme alla cella di Hadley), un fenomeno che si traduce nel rischio di desertificazione per le regioni più meridionali del Paese e nella tropicalizzazione delle rimanenti.

Antonio Navarra, presidente del Centro Euro-mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC): “Sarebbe sbagliato correlare il singolo evento anomalo al cambiamento climatico. Sono fenomeni che hanno scala temporale molto diversa, è come se volessimo spiegare la vibrazione del tavolino di casa con un terremoto avvenuto molto lontano”.

Se quindi correttamente il singolo e puntuale evento non può essere spiegato direttamente ed unicamente con il climate change, è tuttavia vero che il trend dentro cui si inquadrano i fenomeni meteorologici e climatici anomali è chiaro: il CMCC prevede infatti che per il trentennio 2021-2050 nel nostro Paese saranno più frequenti periodi di siccità collegati ad una più generale una diminuzione delle precipitazioni piovose, in particolare durante il periodo estivo (fino al -20% rispetto al clima attuale).

Insomma, il clima che cambia andrà a cambiare il nostro Paese e dovremo necessariamente cambiare anche noi.

Lo Staff di Rete Clima®

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