Ciclone mediterraneo “Vaia”: il nord Italia colpito dalla più importante bufera degli ultimi 50 anni

Ciclone mediterraneo “Vaia”: il nord Italia colpito dalla più importante bufera degli ultimi 50 anni

Il ciclone mediterraneo "Vaia" ha colpito nei giorni scorsi tutta l’Italia del Nord con intense pioggie e raffiche di vento stimate oltre i 150 km orari, provocando ingenti danni ad oltre 25.000 ettari di territorio con particolare riferimento alle aree montuose e forestali di Veneto, Trentino, Alto Adige, Friuli Venezia Giulia (per un approfondimento sui fenomeni meteorologici accaduti segnaliamo questo ottimo articolo della Società Meteorologica Italiana).

Rispetto ai danni alle aree forestali si parla di numeri impressionanti, con milioni di alberi abbattuti: una prima stima parla di circa otto milioni di metri cubi di legname caduto, tanti quanti se ne prelevano in tutta Italia in un anno per gli usi produttivi.

Il solo Trentino (con particolare riferimento alla Val di Fiemme ed alla Val di Fassa) ne ha persi circa 1,5 milioni, una quantità circa pari agli alberi abbattuti in Alto Adige: gravi danni al patrimonio forestale in Veneto (Altopiano di Asiago, Feltrino, Agordino, Comelico) e in Friuli Venezia Giulia (Carnia, Dolomiti Friulane, Cansiglio).

Ad essere coinvolti sono stati soprattutto abeti rossi, abeti bianchi e faggi: ci sono anche danni importanti alle infrastrutture idrauliche e viarie, con strade ordinarie e strade forestali da risistemare, colate di fango e smottamenti che hanno interessato anche i centri urbani.

Quasi tutte le foreste coinvolte sono gestite in maniera sostenibile secondo gli standard internazionali di PEFC, organizzazione non governativa che rappresenta la certificazione di gestione sostenibile delle foreste e della filiera dei prodotti forestali, quindi la causa di questa situazione non è sicuramente attribuibile all’abbandono.

E' probabile invece che il riscaldamento climatico sia stato concausa di questi fenomeni meteorologici anomali ed estremi: qui si toccano con mano gli effetti del nostro vivere non sostenibile.

La parola ad Antonio Brunori, Segretario Generale di PEFC: "La situazione è gravissima, sia dal punto di vista economico, che ambientale e sociale: ci vorranno 100 anni per far sì che la situazione torni in equilibrio. Ambientalmente abbiamo intere aree montane che nei prossimi periodi non avranno più una copertura vegetazionale a proteggere i versanti dalle piogge e dalla corrivazione rapida delle acque superficiali".

Inoltre: "Dalle Alpi si ricava la quasi totalità del legno da opera italiano di cui l’industria nazionale necessita, e che costituisce un quinto del fabbisogno complessivo. Con questa situazione di calamità, probabilmente ci sarà una quantità elevatissima di legname disponibile (facendone abbassare il costo) nei prossimi due anni, per poi averne scarsità negli anni a venire."

Angelo Borrelli, Capo della Protezione civile italiana: "La vista dei boschi del Trentino, soprattutto quelli orientali, è impressionante, così come la zona di Dimaro testimonia la forza del fenomeno. Voglio ringraziare tutti i responsabili della Protezione civile e le squadre impegnate sul territorio per quello che hanno fatto fino ad oggi e per come hanno gestito la bufera, certo annunciata ma che si è poi rivelata la più importante degli ultimi 50 anni, maggiore dell’inondazione del 1966. Se non ci fosse stato il vento, i danni sarebbero stati certo importanti ma più limitati".

Ecco le parole conclusive dell'intervista di Brunori ai media: "Servono investimenti per questi territori, non per intervenire nei momenti di emergenza, ma per programmare e prevenire".

Non potremmo essere più d'accordo anche noi.

Lo Staff di Rete Clima