Cambiamento climatico, tribunali ed assicurazioni

Un recente ed interessante report permette di focalizzare l’attenzione su una dinamica apparentemente senza senso, quale la “presenza” del cambiamento climatico tra le aule dei tribunali.

Ne avevamo già parlato in questo articolo, in riferimento a possibili azioni legali verso ExxonMobil per aver nascosto ai propri azionisti i potenziali rischi finanziari verso gli asset aziendali (collegati allo sfruttamento delle fonti energetiche fossili) collegati al cambiamento climatico ed politiche ambientali a suo contrasto.

Torniamo a parlare oggi di climate change e tribunali in relazione al report "The Status of Climate Change Litigation - A Global Review" realizzato dalla Columbia Law School in collaborazione con l’UNEP (United Nation Environmental Programme), scaricabile al termine dell'articolo, che analizza la situazione globale in merito alle cause legali intentate agli Stati nazionali da cittadini o da Organizzazioni in relazione a problematiche collegate al cambiamento climatico. Si spazia dall'aumento del livello del mare, all’inquinamento da centrali a carbone, alle trivellazioni petrolifere e molto altro ancora, secondo macro aree come da immagine a seguito:

Da alcuni anni Cittadini ed Organizzazioni utilizzano infatti lo strumento legale per chiedere agli Stati una maggior decisione nel contrasto al cambiamento climatico: si tratta di un trend di crescita che –secondo il documento di cui sopra- ha visto triplicare le azioni legali negli ultimi 3 anni.

Dal report: “Fino a marzo 2017 sono state avviate cause legali legate cambiamento climatico in 25 stati del mondo, con 654 cause avviate nei soli USA e 230 cause avviate in tutte le altre nazioni”.

Da questi dati si verifica come nei soli Usa siano in corso quasi il triplo delle azioni legali rispetto a tutto il resto del mondo, anche in relazione ad una strategia di “responsabilizzazione” del Governo Federale USA che nel corso degli anni ha visto succedersi alcune azioni legali importanti da parte di diversi soggetti: emblematico è il caso dei 21 bambini che, per tramite dell’organizzazione Our Children’s Trust, hanno citato il governo federale per la violazione al loro diritto costituzionale alla vita a causa della sua incapacità a ridurre le emissioni di gas serra nazionali in maniera significativa.

Il report identifica però anche alcuni “casi tipo” in giro per il mondo che si costituiscono come esemplificativi di questa nuova relazione tra tribunali e cambiamenti climatici: dall’Austria (dove è stata bloccata la realizzazione di una nuova pista di un aeroporto per questioni climatiche) alla Colombia, all’Olanda (dove il Governo è stato condannato per aver annacquato gli obiettivi nazionali di riduzione delle emissioni di gas serra) al Pakistan, nel report vengono descritte una serie di "casi" in cui i Governi hanno dovuto modificare politiche o progetti: le motivazioni delle cause legali, come anticipato sopra, sono le più varie e contestano anche l’insufficiente sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili, o la realizzazione di nuovi impianti a carbone, o nuove miniere, o la prospettica perdita di reddito agricolo in relazione al riscaldamento climatico.

In questo contesto vale la pena ricordare la storica azione legale (era il 2011) della Micronesia contro il raddoppio dell’impianto a carbone di Prunerov in Repubblica Ceca, con la motivazione per cui l’inquinante carbone bruciato nella centrale avrebbe contribuito in maniera significativa al riscaldamento climatico –e quindi- all’innalzamento del livello del mare, che sta sommergendo le 607 isole Micronesiane (situate nell’Oceano Pacifico).

Citiamo questo esempio anche perché le azioni legali non sono solo dirette verso gli Stati nazionali, quanto anche verso le aziende: ExxonMobil per esempio è stata citata nel 2008 (anche) da un villaggio inuit dell’Alaska che ha visto compromettere le proprie possibilità di vita nel proprio territorio in relazione allo scioglimento dei ghiacci, causato dal quel riscaldamento climatico di cui Exxon è stata storicamente uno dei principali responsabili a livello globale.


Secondo il climatologo americano Richard Heede cinque società energetiche (quali: BP, Chevron, Conoco-Phillips, ExxonMobil e Shell) hanno contribuito per il 12,5% delle emissioni di CO2 prodotte dall’uomo a partire dal 1854 fino ad oggi: in questo senso non è errato imputare a queste aziende una responsabilità morale e “pratica” verso il climate change, una responsabilità che oggi sempre più rischia di spostarsi anche nelle aule di tribunale e trasformarsi anche in una responsabilità economica.

E le Assicurazioni?
Come già trattato su questo sito, le Assicurazioni sono in primo piano nel "monetizzare" il cambiamento climatico. Anche da parte loro giunge un chiaro richiamo verso azioni rivolte alla tutela climatica, dal momento che la crescita degli indennizzi per l’incremento dei fenomeni meteorologici estremi collegati al cambiamento climatico sta loro provocando problematiche economiche (e prospetticamente sempre più ne determinerà).

Infatti, pur al di là dei crescenti indennizzi che le Assicurazioni si troveranno a pagare a causa della crescita dei "danni climatici", considerando che c’è un legame matematico fra il rischio assicurato ed il relativo premio economico, l’aumento della temperatura media globale potrebbe produrre grosse problematiche (anche) a livello di aumento dei premi assicurativi: infatti più sale la temperatura globale più cresce la probabilità di uragani o inondazioni e più i premi assicurativi legati ai danni da fenomeni meteorologici diventeranno economicament elevati, fino a divenire prospetticamente potenzialmente insostenibili (n.b.: si noti che nel sistema anglosassone è prassi per gli Stati delegare al cittadino la auto-tutela dei danni contro le calamità naturali mediante ricorso ad assicurazioni private, una proposta che da anni circola anche in Italia).

Henry De Castries (CEO Axa Assicurazioni): “Dobbiamo cambiare strada rapidamente perché un mondo più caldo di 2 gradi potrebbe non essere più assicurabile. Certamente un mondo più caldo di 4 gradi non lo sarà”.

In conclusione: in questo scenario di cittadini ed Organizzazioni che stanno iniziando a fare causa alle Aziende inquinanti in ragione del loro ruolo nella generazione del riscaldamento climatico, non sarà improbabile che in un futuro potranno essere coinvolte in queste azioni legali anche le Assicurazioni che rappresentano questi gruppi.

Inoltre se è vero che oltre 170 Paesi del mondo riconoscono il diritto dei cittadini ad un ambiente pulito, questa strategia di denuncia verso gli Stati sembra essere davvero una via attraverso cui la Società civile possa concretamente muovere verso una evoluzione della normativa orientata ad un maggior rispetto alle problematiche climatiche, oggi più che mai attuali.

Lo Staff di Rete Clima®

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