Eventi meteorologici estremi: le Assicurazioni quantificano i costi economici (e temono il climate change)

Parlando di cambiamento climatico, più volte su questo sito abbiamo citato le Assicurazioni, le quali giocano un ruolo primario nella quantificazione dei danni economici collegati agli eventi meteorologici estremi: eventi che, come ci suggerisce la scienza, a loro volta hanno una stretta relazione con i cambiamenti climatici.

Nell'ambito dei danni economici complessivamente mappati dalle Assicurazioni nel 2015, le statistiche mostrano come siano gli eventi meteorologici estremi a determinare i principali danni (ed i principali costi).

In particolare, ad inizio Gennaio la compagnia assicuratrice Munich Re ha rilasciato il report sull'andamento degli eventi meteoclimatici 2015, secondo cui durante l'anno appena concluso le compagnie assicurative mondiali hanno risarcito con 27 miliardi di dollari i danni collegati a calamità naturali, di cui il 94% di questi è stato causato da eventi meteorologici intensi.

Munic Re - Natural loss events worldwide 2015

A livello globale, nel 2015 la crescita di questi eventi estremi è stata importante, superiore del 158% rispetto alla media annuale degli eventi durante gli ultimi 30 anni: nel 2015 si sono infatti registrati 1.060 eventi calamitosi, a fronte della media di 670 eventi calamitosi/anno durante il trentennio passato (periodo 1985-2014):

munich_re_2015_Ranked_insured_losses

Il report precisa però che effettivamente la contabilità degli eventi è migliorata, con un miglior livello di registrazione anche verso eventi di minore importanza che probabilmente anni fa sarebbero stati ignorati: è tuttavia indiscutibile il fatto che un simile incremento non può essere collegato principalmente solo ad una "migliore contabilità", quando a quell'effettivo incremento in frequenza ed intensità dei fenomeni meteorologici estremi sempre comunicato dalla scienza del clima.

A livello di mortalità il report segnala un trend positivo nel 2015, con "soli" 23.000 decessi rispetto al più grande numero di 54.000 morti quale media annuale del periodo 1985-2014, comunque in crescita rispetto ai 7.700 registrati nel 2014.

Concludendo, possiamo ben dire che. i rischi climatici si possono tradurre (anche) in rischi economici: già nel 2006 lo storico "Rapporto Stern" ci aveva ben avvisato circa le possibili perdite economiche collegate al climate change, e numerosi sono stati gli studi che lo confermano (vedi anche l'Atlas of mortality andeconomic losses from weather, climate and water extremes (1970–2012) realizzato nel 2014 dal WMO - World Metorological Insitute, qui allegato).

Oggi, tanto più dopo le conclusioni della COP 21 di Parigi, è davvero tempo di cambiare rotta.

Lo Staff di Rete Clima®

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