Climate change: un rischio (anche) per l’economia….ma le Banche lo sanno?

Climate change: un rischio (anche) per l’economia….ma le Banche lo sanno?

Un report della testata giornalistica economica "The Economist" offre lo spunto per alcune riflessioni sulle conseguenze del riscaldamento climatico anche nei confronti delle dinamiche economiche globali: crediamo fortemente che il cambiamento climatico non si esaurisca ad un mero livello economico, ma riflettere sulle perdite economiche prospettiche può forse aiutare ad aprire gli occhi sui rischi climatici anche chi ragiona primariamente in chiave economica.

Il report "The cost of inaction: Recognising the value at risk from climate change" è stato realizzato dall'"Economist Intelligence Unit" della testata insieme con Vivid Economics (usando il modello matematico DICE), al fine di evidenziare il costo economico della odierna inazione climatica: un costo che sarà molto grande, andando a compromettere fette importanti della ricchezza creata dal sistema economico globale.

Se infatti contenessimo la crescita della temperatura media terrestre ad un valore di +2 °C rispetto ai livelli preindustriali (il valore che si costituisce come auspicato obiettivo di contenimento del riscaldamento globale per evitare effetti climatici troppo severi), gli effetti fisici del global warming porterebbero a perdite per gli investitori privati perdite intorno ai 4.200 miliardi di dollari entro il 2100 (attualizzati al valore attuale della moneta). Ma se non si dovesse arrivare ad un accordo circa la tutela del clima le perdite potrebbero arrivare a 13.800, nel caso peggiore, valori da brividi.

Climate-Change-fireSecondo il report sono però ancora più preoccupanti le prospettive per gli investimenti del settore pubblico, nei cui confronti il report stima un range di perdita compreso tra i 13.900 miliardi (scenario più ottimistico) ed i 43.000 miliardi (scenario peggiore).

Le ragioni di queste perdite risiedono nell’effetto combinato delle conseguenze del climate change (i "costi di riparazione") oltre che nel rallentamento dell’economia ad esso collegato: si tratta di una serie di analisi che ricordano le previsioni di quasi 10 anni fa allora realizzate da Sir Nicholas Stern nel suo “Stern Report”, che prevedeva perdite prospettiche comprese tra il 10 ed il 20% di PIL.

Ma –d’altra parte- contrastare il climate change non costa tanti soldi?
Ecco le parole di Brian Gardner, coordinatore della ricerca realizzata della Intelligence Unit dell’Economist: “Gli investitori attualmente si trovano di fronte a una scelta difficile. Se verranno impostate normative solide sul cambiamento climatico, subiranno perdite per quanto riguarda le partecipazioni in società impegnate nello sfruttamento dei combustibili fossili. Ma dovranno affrontare notevoli perdite su tutto il loro portafoglio se queste misure stringenti non verranno adottate”.

Qualcuno sta già scegliendo, come già raccontavamo a proposito del principale fondo pensioni norvegese che ha deciso di differenziare i propri investimenti abbandonando gli asset fossili in direzione di nuove aree di investimento “rinnovabili”.

Ma di fronte a queste prospettive, che cosa fanno le banche ed i fondi di investimento?

ready_or_not_bank_climate_changeLo studio “Ready or not: An assessment of sustainability integration in the European banking sector” realizzato congiuntamente da KPMG e WWF su 12 importanti Istituti di credito, evidenzia come questi Istituti abbiano una visione parziale circa gli effetti prospettici ed i rischi verso le aziende collegati al climate change.

Come già similmente segnalavamo anche in questo articolo, in questi anni sono state finanziate anche attività economiche non rispettose dell’ambiente, e che quindi hanno determinato esternalità negative su ambiente e persone.

Barend van Bergen, partner KPMG Sustainability, in riferimento al comportamento di molti Istituti verso gli investimenti in campo energetico: "Molte Banche non hanno una visione ampia delle conseguenze finanziare relative alle questioni ambientali e sociali, e di quanto esse influenzino i clienti e le operazioni aziendali. Questo è allarmante, perché gli impatti di questi trend sui profitti bancari sono destinati a crescere negli anni a venire. Inoltre, cresce anche la domanda di responsabilità d’impresa delle banche".


Lo Staff di Rete Clima®