(anche) L’Europa è vulnerabile ai cambiamenti climatici: nel 2016 in crescita gli eventi meteo estremi

(anche) L’Europa è vulnerabile ai cambiamenti climatici: nel 2016 in crescita gli eventi meteo estremi

Munich Re, colosso assicurativo tedesco, nell'ambito della rendicontazione dei danni collegati agli eventi ambientali a livello globale offre di fatto un monitoraggio in merito all'andamento degli eventi meteorologici estremi, fornendo una indicazione indiretta (ma estremamente precisa) degli effetti concreti del riscaldamento climatico globale.

Così come anticipato dall'inglese The Guardian, il dato sintetico che emerge dall’analisi degli eventi 2016 condotta da Munich Re è che dal 1980 ad oggi in Europa le inondazioni e gli eventi piovosi estremi sono più che raddoppiati: il numero assoluto è complessivamente contenuto (30 eventi nel 2016 contro i 12 del 1980), ma è comunque indicatore di un trend in crescita.

Munich Re: “Sfortunatamente tutto ciò è in linea con i cambiamenti climatici. E’ incredibile quanto questi sviluppi aderiscano ai risultati dei modelli climatici”.

Il dato però più preoccupante si registra a livello globale dove le catastrofi legate agli eventi meteorologici estremi fanno registrare una crescita ancora maggiore: nel 2016 Munich Re ha infatti registrato 384 gravi inondazioni rispetto alle 58 del 1980. Analizzando invece i dati aggregati sull’insieme degli eventi climatici estremi, nel 2016 le catastrofi naturali sono state 750 contro una media sull’ultimo trentennio pari a circa 470 eventi/anno.

E' infatti indubbio il fatto che l'Europa sia un'area geografica complessivamente meno interessata dagli effetti dei cambiamenti climatici rispetto a molte altre zone del mondo (una condizione che non dovrebbe comunque sopire l'attenzione alla mitigazione climatica!), così come anche evidenziato dal ND-GAIN Country Index:

Un secondo report "Climate change, impacts and vulnerability in Europe 2016" (4ta edizione) realizzato dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA), offre materia di riflessione in merito al futuro climatico dell’Europa e del nostro Paese dal momento che, secondo diverse modalità, tutti i Paesi europei sono vulnerabili al climate change.

Secondo questo report, che viene realizzato ogni 4 anni per sostenere il processo di attuazione e revisione della strategia di adattamento 2013 dell’UE, l’Europa in futuro si troverà infatti a fronteggiare rischi sempre più gravi a livello sanitario, economico e ambientale in relazione ai crescenti effetti del cambiamento climatico: secondo il report il climate change determinerà un incremento di tempeste ed inondazioni nei Paesi che si affacciano sull’Oceano Atlantico, mentre parallelamente determinerà un aumento dei fenomeni siccitosi e le ondate di calore nei Paesi che si affacciano sul Mar Mediterraneo.

L’Italia, in particolare, sarà una delle aree europee maggiormente esposta agli effetti del cambiamento climatico, esposta ad aumento delle ondate di calore, a diminuzioni delle piogge e della portata dei fiumi, all’incremento del rischio di siccità e di incendi boschivi, al calo della produttività agricola, alla diminuzione della biodiversità, al cambiamento nella distribuzione delle malattie infettive per l’uomo, all’innalzamento del livello del mare, alla riduzione dei ghiacciai alpini, all’aumento degli eventi meteoclimatici estremi (come le piogge torrenziali e le inondazioni), all’incremento dei picchi d’afa.

Parallelamente nelle zone mediterranee si registrerà anche un aumento di ingressi di migranti climatici, che ingrosseranno gli attuali flussi migratori.


(Cambiamenti climatici ed impatti per le principali regioni geografiche europee - fonte: Climate change, impacts and vulnerability in Europe 2016, pag. 25)

E i costi? Il report considera anche i costi legati ai cambiamenti climatici, evidenziando nel periodo 1980-2013 perdite economiche per 393 miliardi di euro (pari a 710 euro pro capite per ogni cittadino europeo).
Nell’ambito di questa “contabilità climatica” i danni economici maggiori si registrano in Germania (con costi, nel periodo 1980-2013, pari a 78,7 miliardi), seguita dall’Italia (59,6 miliardi) e dalla Francia (53,2 miliardi), con migliaia di perdite di vite umane.

Le prospettive sono preoccupanti, data l’entità dei danni che inevitabilmente saranno da mettere in conto: come già ci insegnava lo storico e importantissimo Stern Report, l'entità delle conseguenze dipenderà dal successo delle politiche e delle azioni che l'umanità (la vera responsabile del riscaldamento climatico globale) riuscirà a mettere in campo per ridurre le emissioni di gas serra.

Hans Bruyninckx (Direttore esecutivo dell’AEA): "I cambiamenti climatici continueranno per molti decenni a venire. La portata dei futuri cambiamenti climatici e il loro relativo impatto dipenderà dall’efficacia dell’attuazione degli accordi globali per ridurre le emissioni di gas a effetto serra. Altrettanto importante sarà la predisposizione delle giuste strategie e politiche di adattamento per ridurre i rischi derivanti dagli eventi climatici estremi attuali e previsti".

Lo Staff di Rete Clima®