Agenda 2030: gli obiettivi Ambientali di sviluppo sostenibile. SDG 15 – Vita sulla Terra

Agenda 2030: gli obiettivi Ambientali di sviluppo sostenibile. SDG 15 – Vita sulla Terra

SDG 15: Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell’ecosistema terrestre, gestire sostenibilmente le foreste, contrastare la desertificazione, arrestare e far retrocedere il degrado del terreno, e fermare la perdita di diversità biologica

Nei nostri articoli di approfondimento "Agenda 2030: gli obiettivi ambientali di sviluppo sostenibile. SDG 6 – Acqua pulita e servizi igienico-sanitari" e "Agenda 2030: gli obiettivi ambientali di sviluppo sostenibile. SDG 13 e 14 – Lotta contro il cambiamento climatico e Vita sott’acqua" ci siamo occupati dei goal 6, 13 e 14, relativi all’ambiente, fra gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile al 2030 delle Nazioni Unite (SDGs). Il quarto e ultimo SDG dedicato all’ambiente è il numero 15.

Il SDG 15 dell’Agenda 2030 mira a proteggere e ripristinare gli ecosistemi terrestri: utilizzare in modo sostenibile le foreste, fermare la desertificazione e il degrado del territorio, salvaguardare la biodiversità.

Un ecosistema è tanto più ricco quanto più è ricca e sana la varietà di specie che lo compongono. Per questo, sono importanti tutti i tre elementi presi in considerazione da questo Goal: foreste, territorio, biodiversità.

Le foreste

Le foreste ricoprono il 31% della superficie terrestre. Oltre ad offrire cibo sicuro e riparo a centinaia di specie viventi, esse sono essenziali per il contrasto al cambiamento climatico e per la protezione della biodiversità; infine, sono dimora delle popolazioni indigene. Approssimativamente 1,6 miliardi di persone dipendono dalle foreste per il loro sostentamento; tra queste circa 70 milioni appartengono alle popolazioni indigene.

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La distribuzione forestale non è però omogenea nei vari Stati e Continenti, dal momento che più della metà delle foreste (pari al 54%) sono ospitate in soli 5 Paesi: la Federazione Russa, il Brasile, il Canada, gli USA e la Cina (dati tratti da Global Forest Resources Assessment (FRA) 2020). A livello di proporzione e distribuzione dell'area forestale globale per zona climatica, la situazione delle foreste nel 2020 è rappresentata nella mappa a seguito.

Al primo posto come estensione superficiale relativa si collocano le foreste tropicali (che coprono il 45% dell'estensione forestale globale), seguite dalle foreste boreali (al 27%), dalle foreste temperate (al 16%) ed infine dalle foreste subtropicali (pari all'11% della superficie forestale globale).

Proporzione e distribuzione dell’area forestale nel mondo. Dati FAO

Leggi anche: FAO FRA 2020: le foreste globali sono online con dati, mappe ed informazioni. Conoscerle serve a tutelarle.

Nel quinquennio 2015-2020, ogni anno sono stati persi circa 10 milioni di ettari di foreste, tasso fortunatamente in calo rispetto ai 12 milioni di ettari l’anno nel 2010-2015. Gran parte di questa perdita si è verificata ai tropici, soprattutto in America Latina (vedi il caso Amazzonia) e nell’Africa sub-sahariana ed è stata parzialmente compensata da un aumento delle terre boscose in molte parti dell’Asia, nonché in Europa.

Quali sono le cause della deforestazione? La trasformazione di aree forestali in terreni a uso agricolo o per l’allevamento è considerata il fattore chiave nella perdita delle foreste. Giocano un ruolo importante anche l’aumento degli incendi di natura dolosa (spesso finalizzati proprio ad incrementare la superficie a disposizione per l’agricoltura e/o l’allevamento del bestiame) e il cambiamento climatico, con la crescente desertificazione.

In Amazzonia, nel periodo dal 1984 al 2018, la parte di foresta brasiliana ha perso ben 47 milioni di ettari – un’area corrispondente all’intera Svezia – a causa degli incendi anche di natura dolosa e della deforestazione dovuta all’allevamento di bovini e alle coltivazioni di soia. Un recente studio ha messo in evidenza come nell’ultimo decennio l’Amazzonia brasiliana ha rilasciato quasi il 20% di anidride carbonica in più di quanta ne abbia assorbita.

Degrado del suolo e desertificazione

Da Pixabay

Il degrado del suolo mette a rischio la salute, i mezzi di sussistenza e la sicurezza di una fetta consistente della popolazione mondiale.

2,6 miliardi di persone dipendono direttamente dall’agricoltura, ma un quinto dell’intera superficie terreste – pari a 2 miliardi di ettari, un’area corrispondente a quella dell’India e della Federazione russa messe insieme – risulta moderatamente o gravemente affetta da degrado più o meno avanzato.

Questo fenomeno è dovuto a più cause, comprese le condizioni meteorologiche estreme, in particolare la siccità, l’inquinamento, la deforestazione, l’uso massiccio ed intensivo del suolo, la crescente urbanizzazione.

A tutto ciò si deve aggiungere anche che i cambiamenti climatici stanno favorendo una crescente desertificazione, che trasforma terra fertile in deserto.

 “La desertificazione non si riferisce all'espansione dei deserti esistenti.

Si verifica perché gli ecosistemi delle zone aride, che coprono oltre un terzo della superficie terrestre mondiale, sono estremamente vulnerabili allo sfruttamento eccessivo e all'uso improprio del suolo.

Degradazione del suolo e desertificazione riducono la produzione alimentare e idrica; le popolazioni sono messe sotto pressione e costrette a spostarsi in aree più ospitali, con il conseguente diffondersi di malattie infettive. Attraverso percorsi complessi e strettamente interconnessi, insomma, anche la salute umana viene compromessa (Fonte: WMO).

In occasione della Giornata Mondiale contro la desertificazione e la siccità celebratasi lo scorso 17 giugno, le Nazioni Unite ammoniscono:

“Evitare, rallentare e invertire la perdita di terra produttiva e di ecosistemi naturali è ora urgente e importante per una rapida ripresa dalla pandemia e per garantire la sopravvivenza a lungo termine delle persone e del pianeta”

Biodiversità a rischio

Percentuale di specie in pericolo di estinzione per diversi gruppi tassonomici. Fonte: IPBES - The global assessment report on biodiversity and ecosystem. 

Tuttavia, questo fragile equilibrio è oggi a rischio a causa delle attività umane.

Secondo il Red List Index dell’IUCN (International Union for Conservation of Nature) – il più ampio database di informazioni sullo stato di conservazione delle specie – più di 37.400 specie, il 27% delle 116.000 monitorate, è a rischio estinzione, con un peggioramento di circa il 10% negli ultimi 25 anni. La velocità con cui mammiferi e uccelli si stanno estinguendo è simile, se non superiore, a quella che ha caratterizzato le precedenti cinque grandi estinzioni: ciò ha indotto la comunità scientifica a parlare ormai di sesta estinzione di massa.

"L’attuale tasso di estinzione supera quello della fine del Cretaceo, quando si sono estinti i dinosauri" ha affermato Thomas Neubauer, a capo di un team internazionale che ha recentemente studiato il tasso di estinzione dei gasteropodi di acqua dolce, tra le specie più minacciate al mondo.

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Frazione delle specie totali a rischio estinzione, 1993-2020, e proiezioni per il 2021-2030. Fonte: Unstats - IUCN

Un piccolo numero di paesi ospita la maggior parte della biodiversità mondiale. La densità delle specie è particolarmente elevata nella zona dei tropici, dove vive circa il 90% delle specie di uccelli terrestri e oltre il 75% di anfibi, mammiferi terrestri, pesci d'acqua dolce e marini, insetti e piante da fiore. Molte di queste specie si trovano solo nelle foreste pluviali intatte e di vecchia data, come la foresta amazzonica: dunque le foreste, e in particolare le foreste pluviali, sono fondamentali per la biodiversità globale e vanno salvaguardate a tutti i costi.

Come abbiamo già evidenziato nei nostri precedenti articoli dedicati al rapporto tra pandemia da Covid-19 e perdita di biodiversità, è ormai assodato che la nostra stessa salute dipende dal mantenimento del fragile equilibrio di ecosistema e biodiversità:


“C’è un legame diretto tra pandemia, inquinamento che causa i cambiamenti climatici e impoverimento della biodiversità sul pianeta. Ogni quattro mesi si diffonde tra gli esseri umani una nuova malattia infettiva, che nel 75% dei casi è di origine animale (come Ebola, Sars, Mers e ora il Covid-19). Un ecosistema sano ci protegge da queste malattie. La biodiversità rende più difficile la diffusione dei patogeni, che prosperano fra specie uniformi, in ambienti inquinati, in assenza di zone cuscinetto naturali che pongono una distanza fra l’uomo e gli animali”

António Guterres


Per approfondire: Legame diretto tra pandemia, inquinamento, cambiamenti climatici e perdita di biodiversità Coronavirus (SARS-CoV2) conseguenza di uno sviluppo non sostenibile e della distruzione degli ecosistemi

I target dell'SDG 15

L’Agenda 2030 fissa alcuni importanti traguardi per la conservazione delle specie terrestri:

  • garantire la salvaguardia degli ecosistemi di acqua dolce terrestri e dell’entroterra (foreste, paludi, montagne e zone aride);
  • arrestare la deforestazione e ripristinare le foreste dove necessario;
  • porre fine al bracconaggio e al traffico delle specie protette di flora e fauna;
  • ridurre l’impatto delle specie alloctone (cosiddette aliene);
  • arrestare la perdita di biodiversità e prevenire l’estinzione delle specie minacciate.

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Target dell'SDG 15

Come Rete Clima siamo da sempre mobilitati nei progetti di nuova forestazione urbana in Italia, con cui contiamo di contribuire alla realizzazione dei target dell’SDG 15, nonché dell’SDG 11 e SDG 13.

ET per Rete Clima


Leggi anche:

Forestazione Italiana Rete Clima

Effetti del Covid-19 sugli SDGs 2030: la parola alle Nazioni Unite


Fonte principale: ONU - The Sustainable Development Goals Report 2020 e 2019: Goal 15