Da “carbon neutral” a “climate positive”: la nuova frontiera dell’azione climatica delle Aziende

Da “carbon neutral” a “climate positive”: la nuova frontiera dell’azione climatica delle Aziende

Diventare “carbon neutral” è un traguardo che sempre più aziende si sono prefissate con lo scopo, in sostanza, di non contribuire con le proprie attività al riscaldamento climatico globale.

Ma è possibile fare di più? E' possibile fare "ancora meglio, non solo meno male" (cit. William McDonough) al clima del pianeta?

La risposta è sì, divenendo Climate positive, cioè evitando o neutralizzando più emissioni di gas serra rispetto a quelle generate dal proprio business.

L'ultimo rapporto dell'Ipcc (AR6) riguardante le basi della scienza del clima, pubblicato lo scorso 9 agosto, ci ha mostrato senza mezze parole che già nei prossimi due decenni, a seconda degli scenari di emissione considerati, abbiamo il 50% di probabilità di superare la soglia dei +1,5°C di aumento della temperatura media globale rispetto ai valori preindustriali.

“A meno che non ci siano riduzioni rapide, immediate e su larga scala delle emissioni di gas serra”, rischiamo perciò di oltrepassare il limite massimo oltre il quale i cambiamenti climatici potrebbero avere conseguenze impreviste e devastanti per la nostra società.

Ricordiamo che questo obiettivo è anche quello sottoscritto con l’Accordo di Parigi del 2015 da 196 stati di tutto il mondo, accordo che vincola gli stati sottoscrittori a mantenere la temperatura media globale ben al disotto dei 2°C, con l'ambizione di rimanere al di sotto di 1.5°C.

La strada per raggiungere l’obiettivo degli 1,5°C prevede di dimezzare le emissioni di gas serra (rispetto al 2010) entro il 2030 per portarle ad uno zero netto (“net zero”) entro il 2050.

Ma non basta, serve fare ancora di più!

Le emissioni negative

Al di là di una limitazione massima delle emissioni di gas serra, è necessario ragionare anche di rimozione di emissioni di gas serra dall'atmosfera, con metodologie complessivamente denominate CDR (Carbon Dioxyde removal).

Ma di cosa si tratta?

I CDR o “negative emissions” o "removal" possono essere classificati in due categorie.

La prima comprende le soluzioni rivolte all’aumento della capacità dei processi naturali esistenti di assorbire e di rimuovere il carbonio dall’atmosfera prevalentemente tramite la fotosintesi (si parla di carbon sinks - “pozzi di assorbimento del carbonio”): si tratta delle cosiddette “nature based solutions”, cioè il ripristino degli ecosistemi degradati, delle foreste, la piantagione di alberi su scala industriale, l'aumento dell'assorbimento di carbonio da parte del suolo o dell'oceano.

In questa categoria sono compresi anche i "removal", cioè soluzioni di rimozione duratura del carbonio: queste soluzioni, ampiamente promosse anche dalla Commissione Europea, possono anche prevedere lo stoccaggio in biomasse organiche utilizzate dall'uomo per le proprie attività come l'edilizia e l'arredamento.

Nella seconda categoria rientrano invece processi industriali per catturare CO2 direttamente dall'aria, o per sequestrarla mentre viene prodotta, ed immagazzinarla altrove, in genere sottoterra: vengono denominati DAC (cattura diretta dell'aria) e BECCS (bioenergia con cattura e stoccaggio del carbonio).

DAC e BECCS sono però tecnologie giovani, ad oggi di fatto non esistono impianti che le utilizzino su larga scala ed inoltre sono ancora molto energivore e costose. Come sottolineato dall’IPCC, “l’impiego della CDR [in grandi quantità] è soggetto a multipli limiti di fattibilità e sostenibilità”.

Crediti: IPCC, Special report, Global Warming of 1,5°C, FAQ 4.2

“Fare di più” può anche significare utilizzare fin da subito le Nature-based-solutions, in aggiunta alla progressiva riduzione e compensazione delle emissioni prodotte.

Il ruolo delle Aziende

Le aziende ricoprono un ruolo fondamentale per il futuro del clima. Nel contesto dell’Accordo di Parigi, si invita la partecipazione degli stakeholder diversi dagli Stati, incluse le aziende, alle fasi politiche e tecniche di implementazione degli obiettivi.

Tutti gli stakeholders delle imprese, sia interni che esterni, ormai chiedono a gran voce che si agisca immediatamente per arrivare, al 2050, ad essere come minimo “carbon neutral” o meglio ancora “climate positive”.

Carbon neutral o Climate positive?

Ma cosa significa diventare “carbon neutral” o, ancor di più, “climate positive”?

Come spiegato nel nostro articolo “Emissioni CO2 zero: carbon neutrality dei prodotti e delle Organizzazioni”, la “carbon neutrality” è il risultato del bilanciamento tra emissioni climalteranti non eliminabili ed emissioni riassorbite (tramite strategie di carbon offsetting o di carbon insetting).

Invece, diventare “climate positive” (o carbon negative) è un ulteriore passo in avanti rispetto alla carbon neutrality: significa non solo che si è in grado di neutralizzare le emissioni di carbonio associate alla propria attività, ma addirittura si provvede a rimuovere dall'atmosfera più anidride carbonica e altri gas climalteranti rispetto a quelli generati.

È il “fare di più” che citavamo prima.

Come diventare Climate positive?

Una strategia attuabile a breve termine, nell’immediato, consiste semplicemente nel comperare crediti di carbonio in una quantità maggiore rispetto alla propria carbon footprint, ad esempio il corrispondente del 110% o più della propria quantità di emissioni, ed insieme supportando azioni di riforestazione anche sul territorio locale.

Dati i limiti di questo approccio basato sui crediti di carbonio, nel frattempo occorre impostare una strategia a più lungo termine e sostanziale di riduzione nella produzione di emissioni che può comprendere le seguenti azioni:

  • sviluppare e fornire prodotti a basse emissioni di carbonio;
  • lavorare direttamente con i propri fornitori per ridurre le loro emissioni, oppure scegliere quelli che hanno un progetto almeno di “carbon neutrality”, impattando così non solo sull’impronta di carbonio diretta della propria azienda, ma anche su quelle della propria catena del valore e di tutte le imprese che si avvalgono degli stessi fornitori;
  • assicurarsi che i propri prodotti e rifiuti siano riutilizzati o riciclati, riducendo le ingenti emissioni associate alle discariche;
  • utilizzare solo fonti energetiche rinnovabili;
  • promuovere foreste ad aree verdi in Italia.

Rete Clima può aiutare la tua azienda ad essere Carbon neutral o Climate positive sia nel breve che nel lungo termine, secondo il metodo science-based qui descritto e a seguito meglio codificato.

Qualche esempio nel mondo

La multinazionale svedese IKEA ha dichiarato di voler diventare “climate positive” entro il 2030. La strategia di IKEA si basa sul coinvolgimento di tutta la propria filiera:

  • nell’adozione dei principi dell’economia circolare per la progettazione di tutti i propri prodotti, che dovranno essere ideati fin dall’inizio per essere riusati, riparati e alla fine riciclati;
  • nell’utilizzo di fonti di energia esclusivamente rinnovabili;
  • nell’adozione di buone pratiche di gestione delle foreste e della produzione agricola.

La rete C40 cities, che connette più di 80 grandi città in tutto il mondo (tra cui le nostre Milano, Roma e Venezia) impegnate in politiche volte alla gestione dei rischi climatici, ha inaugurato un programma denominato C40 Climate Positive Development Program”, che supporta la creazione e l’implementazione di comunità urbane che riducono (non solo pareggiano!!) le emissioni di gas climalteranti.

Come? Massimizzando l’efficienza in città nell’ambito dei consumi energetici, del trasporto e dei rifiuti e riducendo anche le emissioni nelle aree limitrofe al centro urbano.

E in Italia?

Essere “climate positive” non significa solo tutelare il clima attraverso obiettivi di carbon neutrality ma, quanto più, anche attivare una serie di Nature Based Solutions sul territorio locale nazionale che possano anche migliorare la qualità dell’aria, garantire la resilienza ai fenomeni estremi, tutelare la biodiversità: non solo “fare meno male” ma anche “fare più bene” (“more good, not just less bad” William McDonough).

Il tutto generando anche ritorni per le Aziende coinvolte in questi progetti in termini di ingaggio dei propri stakeholder, sviluppo di una brand identity, posizionamento strategico green, aumento della brand awareness, reputation.

Crediti: WEF e Mckinsey “Nature and Net zero”

In Italia le iniziative nate sotto il concetto di “climate positive” non potevano che essere collegate alla nostra tradizione nazionale di buona gestione del territorio, di certificazione forestale e di valorizzazione dei servizi e dei prodotti della natura.

E' questo lo scopo anche dell'azione di Rete Clima, che promuove azioni di Responsabilità Sociale e Ambientale nel settore forestale.

Puntando anche su strategie di forestazione italiana, Rete Clima ha definito un proprio metodo basato su un solido approccio tecnico-scientifico e comunicativo, per accompagnare persone ed Organizzazioni lungo un percorso di responsabilità ambientale e sociale e climate positive: il programma Climate Positive di Rete Clima!

E' un processo che fa bene a persone ed ambiente, valorizzando le capacità delle aree naturali di catturare CO2, raffrescare le città durante i mesi estivi, offrire tutela per la biodiversità, evitare l’erosione del suolo, catturare gli inquinanti dell’aria (PM10, PM2.5), tutelare le risorse idriche.

Ecco dunque il senso del Programma Climate Positive di Rete Clima, un percorso olistico che supera la carbon neutrality per integrare perfettamente obiettivi “climate positive”.

Ecco le 4 fasi in cui si sviluppa il metodo:

  1. misurare i propri impatti tramite metodiche di LCA finalizzate alla Carbon Footprint di prodotto e/o di Organizzazione, e all'EPD (Carbon assessment),
  2. (consigliato) valutare i rischi climatici per la propria attività ed il proprio business (Risk),
  3. ridurre e neutralizzare gli impatti climatici (Reduction and Offset),
  4. sostenere progetti che generano impatti positivi sul territorio nazionale, orientati alla climate positivity, supportando le Aziende anche nel loro storytelling (Captur&Communicate).

Riassumendo il metodo in una parola il Programma Climate Positive di Rete Clima: da carbon neutrality a climate positivity!, un obiettivo da raggiungere e da raccontare, coinvolgendo gli stakeholder aziendali.


Leggi anche:

Allarme rosso dell’Ipcc: il riscaldamento climatico ha già conseguenze gravissime ed irreversibili

Carbon neutrality (e net-zero emissions)

Carbon offsetting e carbon insetting

Nature based Solutions (Nbs): una strada per l’aumento della resilienza dei sistemi antropici